BASTA! ADESSO SMETTILA!! La rabbia dei bambini…e dei grandi che li circondano. (Parte 1)

 

Inizierò la prima parte di questo articolo con alcune premesse, alcune delle quali dovranno essere, ahimè, necessariamente un po’ tecniche. Cercherò comunque di ridurre il tecnicismo al minimo indispensabile!

Innanzitutto definiamo molto sinteticamente la rabbia: La rabbia è la risposta emotiva di attacco a fronte di qualsiasi evento che impedisca di raggiungere o di mantenere una condizione desiderata.

È un’emozione come le altre, né buona né cattiva, anche se spesso è annoverata socialmente tra le emozioni negative e nella nostra cultura è ritenuta meno accettabile se ad esprimerla è una persona di sesso femminile.

Come tutte le emozioni, la rabbia ci da delle informazioni importanti, prima tra tutte: ci segnala quando l’altro si sta spingendo oltre, quando sta varcando i nostri confini, ad esempio: ci sta mancando di rispetto, cerca di approfittarsi di noi, del nostro tempo, di portarci via qualcosa che ci spetta di diritto, etc…

La frase di Martin Luther King “La mia libertà finisce dove comincia la vostra” rende bene l’idea di questo concetto.

 

 

La risposta di attacco/fuga

Poco fa ho definito la rabbia una risposta emotiva di attacco perché nella situazione in cui qualcuno o qualcosa ci sta impedendo o privando del soddisfacimento di un bisogno, qualunque esso sia, le risposte emotive più probabili sono due:

  • attacco: risposta emotiva sostenuta dall’emozione della rabbia
  • fuga: risposta emotiva sostenuta dall’emozione della paura

Queste due reazioni possono essere come due facce della stessa medaglia e talvolta, come vedremo più avanti, l’una può nascondere l’altra e viceversa. In questo articolo ci concentreremo comunque sulla risposta di attacco.

Entrambe queste reazioni attivano una serie di meccanismi psicobiologici che mobilitano nel nostro corpo, attraverso specifici circuiti neuronali e specifiche sostanze chimiche, una grande quantità di energia che ci prepara alla fuga o all’attacco: il cuore inizia a battere più forte, il campo visivo si restringe, la respirazione viene modificata, il sangue affluisce maggiormente dagli apparati interni alle grandi fasce muscolari, etc… questa è un’eredità che ci proviene dall’evoluzione della specie e che abbiamo in comune con tutti gli animali.

Queste reazioni automatiche si generano in parti molto profonde e antiche del nostro cervello, quello che viene definito cervello rettiliano. Se non avessimo sviluppato la parte evolutivamente più recente del nostro cervello reagiremmo come degli animali selvaggi e saremmo agiti dagli istinti, ma con lo sviluppo delle strutture filogeneticamente più recenti, come la corteccia prefrontale, abbiamo acquisito la capacità di regolare gli impulsi e quindi di modulare le nostre risposte emotive e comportamentali.

Di conseguenza, di fronte ad una situazione che stimola in noi la risposta di attacco/fuga si attivano due vie: una veloce inferiore (nel senso che anatomicamente si trova nella parte bassa del cervello), impulsiva, che fa capo al cervello rettiliano e una lenta superiore (che si trova anatomicamente nella parte alta del cervello) che integra la capacità di pensiero che fa capo alle aree evolutivamente più recenti del nostro cervello. L’integrazione di queste due vie da origine ad una risposta emotiva e comportamentale funzionale e adattiva.

In questa immagine possiamo vedere  semplificata a grandi linee la via lenta superiore in blu e quella veloce inferiore in arancione

Nessuna delle due è meglio dell’altra, dipende dalle circostanze.

Facciamo un esempio: sto attendendo da un po’ che si liberi un parcheggio, finalmente il proprietario dell’auto arriva e si prepara per andarsene.  Io rimango in attesa qualche minuto con la freccia e ad un certo punto arriva un altro automobilista che spavaldamente mi scavalca e si accaparra il mio posto. In questo caso, la via veloce e inferiore (quella del cervello antico) mi potrebbe suggerie di prenderlo a pugni per riconquistarmi il posto (risposta di attacco). Oppure, intimorito da tale spavalderia, mi  potrebbe far scappare a cercare un altro posto (questa sarebbe la risposta di fuga sulla quale ci concentreremo in un altro articolo).

La via lenta superiore, quella che fa capo alla parte del cervello più evoluta e che permette il pensiero e la consapevolezza, riuscirebbe a simbolizzare tutta la rabbia legittima per l’ingiustizia subita (che viene generata dal cervello antico, dalla via veloce inferiore) e, integrando tale risposta emotiva primitiva con la struttura di pensiero, mi permetterebbe di comunicare con determinazione e  rispetto con l’altro automobilista, al fine di far valere i miei diritti. In questo caso ben venga la via lenta superiore che mi consente di sentire e di usare la rabbia a mio vantaggio ristabilendo una situazione di equità.

Altra situazione è invece se per esempio sto attraversando la strada e spunta di colpo una macchina che sta per investirmi, qui è meglio che sia la via veloce inferiore a dirigermi facendomi reagire magari con un istintivo balzo di lato che mi salva dall’impatto quasi senza che io me ne renda conto. In questo caso, infatti, pensare e soppesare il da farsi attraverso la via lenta superiore non sarebbe adattivo perchè potrei essere investito; quindi ben venga la via veloce!

Fatte queste sintetiche ma fondamentali premesse, arriviamo al nostro bambino arrabbiato.

 

 

Il bambino arrabbiato

Un bambino arrabbiato è in uno stato di sovraccarico e ha bisogno di scaricarsi emotivamente con una grande intensità. Sopraffatto dall’emozione perde la capacità di pensare proprio perché la via veloce di cui abbiamo parlato ha il sopravvento e di conseguenza può diventare molto primitivo e desiderare solo distruggere per far defluire l’eccesso di attivazione che percepisce.

Un bambino in preda alla rabbia ha attivo solo il circuito cerebrale inferiore, si sente in uno stato di emergenza in cui percepisce qualcosa del tipo “o ti mangio io o mi mangi tu”. L’iperstimolazione proveniente dal suo corpo può fargli avvertire una terribile minaccia da neutralizzare con l’attacco anche quando in realtà può non essercene alcuna.

Il suo cervello è come surriscaldato dalla rabbia e non può contare sul raffreddamento proveniente dalla via lenta, quella del pensiero, quella che può frenare l’impulso automatico, modulare la risposta emotiva e comportamentale; e la sua rabbia non frenata dalla ragione può diventare violenza. Il sentirsi preda degli istinti può risultare inoltre per lui molto spaventoso perché può sentire di non avere più il controllo su niente, nemmeno su se stesso.

Negli esseri umani la via lenta superiore che porta all’autoregolazione si sviluppa gradualmente attraverso la maturazione del sistema nervoso che viene costantemente influenzato e modellato dalle caratteristiche dell’ambiente attraverso la plasticità cerebrale (la capacità dell’encefalo di modificare la propria struttura e le proprie funzionalità a seconda dell’attività dei propri neuroni, correlata ad esempio a stimoli ricevuti dall’ambiente esterno).

A livello biologico bisogna attendere addirittura la prima età adulta perché questo processo di maturazione sia portato a compimento (anche se poi la plasticità prosegue per tutta la vita seppur in modo minore) questo è anche uno dei motivi per il quali gli adolescenti vivono spesso tante esperienze rischiose senza valutarne le potenziali conseguenze.

Dobbiamo quindi considerare ad esempio che un bambino di 4 o 5 anni  non ha ancora sviluppato la via lenta, ovvero un buon sistema di moderazione dello stress nel suo cervello superiore. Questo cosa significa? Che è completamente dipendente da qualunque altra persona che sia in grado di moderare lo stress al suo posto, di far scendere l’iperstimolazione emotiva e psicologica; ha bisogno di una persona in grado di contenere quello che prova quando è troppo intenso per il suo sistema naturalmente non ancora sviluppato.

Stabilizzare nel sistema nervoso un buon sistema di regolazione dello stress è una tappa vitale dello sviluppo e ci sono bambini che per il fatto di non aver trovato un aiuto in questo, un contenimento rappresentato da un’altra persona, non lo raggiungono mai; con tutte le conseguenze che questo comporta nella vita adulta (vi ricordate l’esempio del parcheggio? C’è chi è arrivato ad uccidere per un posto auto)

 

Un bambino arrabbiato è come se fosse in preda ad un incendio e si sentisse confuso e impaurito da quell’incendio.

Un bambino che si trova in questa situazione non ha bisogno di genitori che si arrabbiamo e che aggiungono fiamme; non ha nemmeno bisogno di genitori che lo ignorano e lo lasciano bruciare da solo, ha bisogno di genitori capaci di usare gli estintori, che possano aiutarlo a spegnere l’incendio e allo stesso tempo insegnargli implicitamente, con le loro azioni, come si spengono gli incendi.

 

 Abbiamo bisogno di un’altra persona, di un’altra mente in grado di contenerci e di contenere quello che sentiamo essere per noi troppo, solo così possiamo regolarci e contemporaneamente fare nostra la capacità di autoregolarci

 

 

 

Il bambino si comporta male e/o va male a scuola!

Troppo spesso i bambini che perdono il controllo sono visti come cattivi e conseguentemente degni di punizione perché chi punisce non si rende conto che questi bambini possono non aver ancora sviluppato un sistema di moderazione dello stress nel loro cervello superiore (la via lenta) e che quindi si trovano in uno stato di emergenza e sovraeccitazione corporea che non sono in grado di gestire.

In quei momenti potrebbe essere utile per chi punisce, guardare al bambino come ad un neonato: che senso avrebbe punire o sgridare un neonato per la rabbia che esprime piangendo e dimenandosi? Nella nostra metafora di poco fa questo significherebbe aggiungere fiamme all’incendio.

Che senso avrebbe lasciarlo solo ed inascoltato nella sua disperazione rabbiosa? Un neonato che viene lasciato solo nella disperazione arriva ad un punto in cui smette di piangere, ma quel silenzio non deve essere confuso con la calma, è uno stato di sfinimento caratterizzato da un’elevata tossicità chimica da stress; stando nella nostra metafora di prima questo significherebbe lasciarlo tutto solo nel suo incendio.

Genitori ed insegnanti dovrebbero tener conto di tutto questo.

 

Rispetto alla scuola c’è inoltre da considerare anche un ulteriore aspetto molto importante: se la rabbia influisce impedendo la facoltà di pensare, questo ha inevitabilmente delle conseguenze a livello cognitivo e quindi sulla capacità di apprendimento.

Alcuni bambini che soffrono di difficoltà di apprendimento e che vengono diagnosticati, spesso erroneamente, come DSA (affetti da un disturbo specifico dell’apprendimento) sono perfettamente intelligenti, non c’è nessuno specifico ingranaggio che non funziona, ma non hanno risorse cognitive libere da investire per immagazzinare informazioni. Come mai? Perché il loro sistema è in uno stato di allarme: la risposta di attacco/fuga di cui parlavamo prima è diventata uno stato costante, cornico.

 

Se voi foste a visitare una piramide in Egitto con un guida e vi trovaste in uno stato di emergenza costante, quanto credete che vi rimarrebbe delle sue spiegazioni circa le cose che avete potuto osservare? E se da piccoli foste stati in uno stato di emergenza costante credete che avreste avuto risorse mentali libere da investire per memorizzare con precisione la tabellina del 7, i fiumi della Francia o per memorizzare le strofe di una poesia?

 

Questo vale per la rabbia come per la paura e l’ansia, ma generalmente per gli adulti è più facile tenere conto di ciò solo negli ultimi due casi perchè spesso i bambini chiusi nella propria rabbia stimolano la rabbia negli altri, andando così a favorire proprio quello di cui avrebbero meno bisogno. Un genitore o una maestra sovraeccitata, che non riesce a regolare il proprio livello di stress, può finire per mettersi ad urlare di fronte ad un bambino che strilla, portandolo così ad aumentare ulteriormente il suo livello (già di per sé sovraeccitato) e ad adottare comportamenti di emergenza. Questo porta poi solitamente ad un escaltion di rabbia e alla generazione di un circolo vizioso difficile da risolvere.

 

I bambini in preda agli istinti hanno bisogno esattamente della reazione opposta. Dove c’è rigidità devono trovare morbidezza, dove c’è rabbia, gentilezza e così via…Siamo noi a dover rappresentare quella base sicura e calmante che col tempo potranno sviluppare dentro loro stessi.

Nella prossima parte dell’articolo vedremo perché un bambino può rimanere imprigionato nella propria rabbia e soprattutto come fare per aiutarlo.

 

 

 

 

 

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