GENITORI FERITI – BAMBINI FERITI: PRENDERSI CURA DI NOI È ANCHE PRENDERSI CURA DELL’ALTRO (PARTE 2)

Nella prima parte dell’articolo (che potete trovare qui) abbiamo preso in considerazione principalmente l’effetto che può avere per un figlio l’essere cresciuto con dei genitori che non si sono presi cura di sé stessi e in particolare delle proprie ferite infantili; genitori che si trovano quindi in uno stato di incongruenza (non pienamente consapevoli ed autentici, non in contatto con i propri reali bisogni, sentimenti ed emozioni).

In questo articolo getteremo invece uno sguardo alla situazione opposta e non solo; cercheremo anche di comprendere come quel figlio che ha vissuto in un clima dove amore e accettazione erano condizionati (a causa delle ferite infantili non consapevolizzate dei genitori) possa comunque divenire a sua volta un genitore in grado di offrire ai propri figli quel clima amorevole e facilitante che non ha potuto sperimentare nella sua infanzia.

Dobbiamo considerare che il modo in cui i genitori guardano e definiscono il figlio determina nel tempo l’immagine di Sé che quest’ultimo si formerà e gli effetti saranno molto diversi a seconda che i genitori siano stati congruenti (consapevoli di Sé, autentici e pienamente in contatto con i propri reali bisogni, emozioni e sentimenti) o incongruenti. Questo perché un genitore consapevole, che non ha carenze affettive inconsce, non necessita del figlio per colmarle, ad esempio: non ha bisogno di proiettare nel figlio gli aspetti di sé e della propria storia che rifiuta e nemmeno di accollargli la responsabilità di essere quello che lui non è riuscito ad essere. In poche parole: può relazionarsi al figlio in modo autentico e consapevole, essendo pienamente se stesso. E sarà proprio questa qualità di presenza del genitore che darà la possibilità al figlio di essere libero di essere quello che è e di sentire che ha un valore intrinseco proprio per quello che è, non per quello che fa. Queste sono le radici dell’auotstima.

Il figlio di genitori congruenti ha quindi la possibilità di crearsi un’immagine di Sé come fondamentalmente buono ed amabile a prescindere da come si comporta e da cosa sa o non sa fare. Quando viene sgridato, quello che viene condannato e giudicato non è lui come persona, ma il comportamento (questa apparente piccola sfumatura fa in realtà una grande differenza perchè non intacca la persona nella sua totalità). Potrà di conseguenza sentirsi amabile in ogni situazione: quando è felice, quando è tranquillo, ma anche quando è arrabbiato, triste, agitato o pretenzioso. Potrà così fare anche liberamente i conti con la sua ambivalenza, le sue sconfitte, i suoi fallimenti, interiorizzando il costrutto che ogni esperienza è degna di essere percepita, vissuta e accettata. Inoltre, l’esperienza relazionale accettante e gratificante vissuta in famiglia si pone come modello interno che porta poi il figlio a relazionarsi in modo analogamente costruttivo anche con gli altri.

Abbiamo potuto vedere che sia la congruenza che l’incongruenza sono condizioni che tendono a perpetuarsi nel tempo tramandandosi di generazione in generazione, ma ciò significa che a questa trasmissione non vi sia una via di scampo? Se così fosse, i figli di genitori incongruenti sarebbero destinati inesorabilmente a divenire nel futuro dei genitori incongruenti e a mettere al mondo figli incongruenti e così via.

Fortunatamente, anche a partire dall’incongruenza dei genitori, non è detto che il ciclo di trasmissione intergenerazionale dell’incongruenza continui ad avere successo, questo passaggio di testimone può infatti essere fermato.

 

L’essere umano, così com’è concepito nella psicologia umanistica, è un agente attivo nella costruzione della propria vita, libero di scegliere responsabilmente ciò che più è buono per se stesso. Il punto è che ogni atto di scelta responsabile sottende che alla base vi sia una buona autoconsapevolezza e non un automatismo cieco, non un agire sulla base di antichi bisogni irrisolti o di ferite interiori non consapevolizzate.

Com’è possibile ereditare le eventuali ferite irrisolte dei genitori ma riuscire a liberarsene e a non trasmetterla ai figli salvando così sia noi che loro?attraverso un’esperienza emotiva correttiva, ovvero: attraverso la possibilità di vivere, per un sufficiente periodo di tempo, una o più relazioni autentiche nelle quali sentiamo di essere accettati anche senza maschere, esattamente così come siamo.

Per un figlio che non trova accettazione e amore nel proprio nucleo familiare, ad esempio, potrebbe essere un’esperienza emotiva correttiva la relazione che può vivere con un insegnante, un allenatore, un nonno, etc… in grado di trasmettergli che va bene così com’è, con tutte le sue emozioni, con i suoi lati luminosi ma anche con quelli oscuri, con le sue risorse e con i suoi limiti.

Talvolta, quando la portata dell’incongruenza trasmessa non è profondamente radicata, anche queste relazioni buone che i figli vivono con figure esterne alla famiglia possono fare la differenza nel prendere o meno sulle proprie spalle gli effetti delle ferite dei genitori, ma quando questa eredità è molto pesante, l’unica possibilità per liberarsene pu’ diventare l’esperienza emozionale correttiva rappresentata da una buona relazione psicoterapeutica.

In effetti, se ci pensiamo, ciò che i buoni terapeuti fanno con le persone che si rivolgono a loro assomiglia in gran parte a ciò che i buoni genitori fanno con i propri figli: il terapeuta crea con la persona un’alleanza terapeutica che altro non è che un legame di attaccamento nel quale il primo rappresenta la base sicura che permette al secondo di partire all’esplorazione del proprio mondo sia interno che esterno. Il buon terapeuta, come fa il buon genitore col figlio, vive esprime e condivide assieme alla persona emozioni, affetti, creatività, riflessività che favoriscono lo sviluppo della coscienza.

Liberarsi dall’eredità irrisolta dei genitori prevede dei passaggi di consapevolezza anche molto dolorosi e destabilizzanti, richiede infatti di prendere in mano la propria infanzia, il bambino che si è stati, con tutte le sue emozioni e bisogni, compresi quelli rimasti inespressi o inascoltati. Implica il guardare ai propri genitori e a come si sono comportati con noi attraverso occhi diversi, disincantati. Da questo sguardo disincantato possiamo però divenire davvero liberi di scegliere ciò che è buono per noi, nelle relazioni non dovremo più cercare di guadagnarci un amore che ci lascia a mani vuote perchè invece di essere rivolto al nostro vero Sé è rivolto verso quello che Winnicott ha chiamato falso Sé.

Crollata l’illusione della nostra infanzia ed elaborato il lutto relativo a ciò, possiamo tornare ad essere liberi e congruenti, a dare spazio alla nostra tendenza attualizzante (forza vitale intrinseca in ogni essere vivente) e a generare conseguentemente congruenza e libertà nei nostri figli, spezzando così le trasmissione intergenerazionale dell’incongruenza.

Prenderci cura di noi è anche prenderci cura anche dell’altro.

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